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Storia

Ogni giorno, verso sera, il silenzio da cartolina dello specchio d’acqua racchiuso fra la punta Balbianello e gli incanti di Bellagio è attraversato da un rombo di tuono: è Tullio Abbate che prova un motoscafo a forma di proiettile di cannone. Il lago è piatto, il sole e’ al tramonto. E’ in un simile scenario, nel mezzo di quel ramo del lago di Clooey, che si celebra da quasi un secolo il rito pagano piu’ atteso dai timpani degli abitanti di Lenno, Azzano, Tremezzo, Griante. Qui è nata la motonautica italiana qui papa’ Guido riusci’ ad inventare l’arte della velocita’. E qui Tullio Abbate, 64 anni figlio di quel padre geniale fra i pionieri di quell’epoca, continua a percorrere la sua strada tracciata sull’acqua. Invisibile ai più, chiarissima a lui.

Tullio Abbate quando si innamorò della motonautica?

A 14 anni, quando ero nel cantiere di papa’. Lui e’ gia’ un gigante io pendo dalle sue labbra. Lui monta sul motoscafo il motore dell’Alfa Romeo di Fangio e realizza il bolide sul quale Mario Verga fa il record del mondo della velocita’alla media di 226Kmh. Mi manda in Francia ad imparare la lingua, mi fa conoscere i grandi della F1 come Stewart, Clarke, mi affida a GB Guidotti per farmi conoscere il mondo della velocita’. Guidotti e’ quel signore che vinse la millemiglie a fari spenti con Nuvolari. Ama il mondo delle corse e comincia a correre, ma non per partecipare per vincer. E’durissima , in questi quattro km di lago c’e’ il meglio della motonautica italiana: Abbate, Timossi, Mostes, Molinari di Lezzeno, Colombo. “Tutte persone che avevano lavorato con papa'”. Ma io ero giovane avevo un sacco di idee in testa . E la voglia di fare rivoluzione, quella vera, quella della tecnologia. Cosi’ un giorno a Parigi, vedo la “Madonna” Apparizione miracolosa? Quasi. Si corre la sei ore di Parigi ed in mezzo ai bolidi consueti, mi appare una piccollisima barca con la carena a V. Era pure brutta. Ma contava il materiale:vetroresina. La luce , il futuro. M’innamoro e cminciano i problemi. Papa’ aborre la vetroresina, lui che costruisce Stradivari col timone non sopporta che il figlio lo tradisca cosi’. Ma io non mi arrendo e in un garage (il cantiere mi era vietato) metto insieme il primo motoscafo tutto mio. Papa’ lo guarda fa una smorfia e dice “e’ una cassetta dei garofani” . Cambiera’ idea”…in fondo mai”. Pero’ deve convincersi, perche’ la cassetta dei garofani comincia a vincere. Nel 1964 rischio di arrivare primo nel campinato d’Europa con un motore 1300 contro i 5000 e gli 8000 dei big. Per forza le loro barche pesano 15 quintali, la mia 300 chili. Abbate vince tutto , campionati Europei gare mondiali la centomiglia del lario. Vince anche nella vita :nel 1969 apre il suo primo cantiere , quasi di fronte a quello del padre. La sfida continua “da allora in 40 anni ho sfornato 8500 barche e le ho vendute in tutto il mondo . Su quelle barche ho avuto l’onore di mettere anche motori Ferrari Porche Lamborghini . Fra i miei clienti Schumacher, Piquet, Gilles Villeneuve, Keke Rosbrg, Maradona, Matthaus, Prost, Airton Senna, Vialli, Mancini, Giacomo Agostini, Arturo Merzario, Bruno Giacomelli, Vittorio Emanuele di Savoia, la principessa Carolina di Monaco, Stefano Casiraghi e non per ultimi Silvester Stallone e Madonna. Le famiglie Marzotto , De Nora, e la famiglia Versace. Qui ci siamo abituati ai divi una trentina di anni prima dell’ arrivo di Clooney”. Qui nel cantiere che prima era una filanda e dove si costruivano racchette da tennis e sci. Si’ perche’ io sono uomo di lago e mai abbandonerei quest’angolo di mondo. Qui sono nati i Sea Star e l’ Offshore 36, l’Executive e l’ Exception, una barca che ha cambiato la storia della nautica. Velocita’ e sicurezza un giorno i miei punti cardinali sono diventati anche quelli di Giorgetto Giugiaro. Quando la conobbe il grande designer le diede del pazzo. Accadde quando mettemmo in acqua l Exception 70. Lui mi disse “bella ma adesso mi faccia vedere i disegni” io lo guardai e risposi “non ci sono facciamoli adesso” . L’avevo costruita con il metodo di papa': un’idea quttro linee tracciate per terra e lo stampo. Voglio ricordare che adesso , quasi tutte le barche che si vendono sui giornali sono degli incesti dell’ Exception. E suo padre? Si ritira nel 1975 , guardava il cantire crescere dalla ua terrazza sul lago. Vedeva passare i miei motoscafi e faceva il controllo qualita’ . Mi chiamava e solo dal rumore diceva “attento quello ha il motorer troppo avanti”.Mi ha portato fortuna :dal 1975 ho venduto 250 barche l ‘anno, con punte di 350. E adesso? Adesso festeggio i 40aani del cantiere eproseguo. Ora sono affiancato dai miei figli e tutti ricoprono un ruolo ben preciso nel cantiere :un bel team. In questo specchio di acqua , che ha nel DNA, la velocita’ i continuera’ a sentire il rombo dei nostri motori. Tuttavia tra i miei sogni vi era una barca particolare , unica , una barca che potesse attaccare il mito del Riva Acquarama. Si chiama Villa D’Este ed e’ nata con lo schizzo di una matita. Uno stupendo motoscafo in mogano ipertecnologico e velocissimo “mentre lo costruivo mi emozionavo” ricordavo l’arte di piegare il legno di mio padre. E quando passera’ davantyi a quella terrazza di Lenno per provare il bolide , non sentira’ alcun alito di vento. Questa volta papa’Guido non avra’ critiche da muovere. Il cerchio si chiude ed io torno da dove sono partito, da mio padre, con l’odore della colla sotto il naso.